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La sede
 Atena S.a.s.
 Via Silipigni 35 - 98039
 Taormina ( Me )

Taormina

Taormina è la perla del mar Jonio. Posta a 205 m.s.l.m., su un terrazzo, si affaccia su uno specchio di mare azzurro e guarda l'Etna.
Le fanno da corona cinque colli: Monte Croce (225 m.s.l.m.), Monte Petraro (476 m.s.l.m.), Monte Castelmola (398 m.s.l.m.), Monte Ziretto (581 m.s.l.m.) e Monte Venere (885 m.s.l.m.).
Taormina è meta ambita di turisti provenienti da ogni parte del mondo, per il clima dolce, per i panorami suggestivi, per i valori storici e culturali che ogni costruzione rappresenta.
"Un lembo di paradiso sulla Terra" apparve Taormina, più di due secoli fa, al più illustre dei suoi visitatori, Johann Wolfgang Goethe. I pastorelli che tanto sarebbero piaciuti al barone-fotografo Wilhelm Gloeden, pascolavano gli armenti sui costoni dell'antico castello saraceno, mentre il tramonto accendeva di rosso-fuoco i mattoni del teatro greco, in cima al quale Ottone Geleng avrebbe dipinto i suoi quadri famosi. Sotto, lo scoglio dell'Isola Bella inverdiva, silenzioso e pittoresco, nella baia che, un secolo dopo, avrebbe accolto la "reggia galleggiante" del Kaiser.
Un poeta tedesco (Goethe), un barone-fotografo tedesco (Gloeden), un pittore tedesco (Geleng), un imperatore tedesco (Guglielmo III): è legata ai tedeschi la fortuna turistica di Taormina. Goethe la scoprì nel 1787 dedicandole una pagina esaltante nel suo famosissimo "Viaggio in Italia" ("Mai il pubblico di un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile", scrisse dopo avere ammirato dalla cavea del teatro antico il fumigante Etna ammantato di neve e l'incantevole baia di Naxos); Wilhelm von Gloeden diffuse in tutto il mondo le fotografie dei suoi paesaggi (e, soprattutto, i nudi dei ragazzi locali agghindati con corone di lauro, che facevano impazzire i raffinati salotti dei Krupp a Berlino); il Kaiser Guglielmo II richiamò sul "rifugio" siciliano l'interesse di teste coronate, nobildonne, uomini dell'alta finanza; ed il pittore Geleng si ascrisse il merito di aver tenuto personalmente a battesimo l'industria alberghiera di Taormina.
Oscar Wilde, il "dandy" più geniale dell'Ottocento letterario inglese, aveva due anni più di Gloeden. A Taormina arrivò tredici anni dopo di lui, nel 1891. Trentasettenne, "bello come un dio greco" (sono parole del barone-fotografo Gloeden. "Conquistato", così disse, "dai nudi del barone Gloeden, dall'ideale di bellezza che quei meravigliosi corpi esaltavano". Se ne tornò a Londra, dopo un mese di vacanza, con la valigia piena di quei ritratti, molti dei quali (raccontava gaio nei salotti londinesi) era stato lui stesso ad "agghindare amorevolmente".
Per citare un ultimo visitatore illustre tra i tanti che visitarono Taormina, Edmondo De Amicis, nel suo "Ricordi di un viaggio in Sicilia", nel 1905, incantato dal panorama e dai monumenti di Taormina, concluse: "Credo poco all'inferno, ma credo al Paradiso perché l'ho visto… ed è questo!".